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Come uso l’IA al momento: il mio aggiornamento personale sull’IA nella mia quotidianità lavorativa

*Questoarticolo è basato su un video di YouTube di Sophie Hundertmark, esperta nell’uso dell’intelligenza artificiale con particolare attenzione ai chatbot e alle applicazioni strategiche dell’intelligenza artificiale nelle aziende e nelle istituzioni pubbliche. Sophie è ricercatrice e docente presso l’Università di Scienze Applicate e Arti di Lucerna e sta svolgendo un dottorato in IA conversazionale presso l’Università di Friburgo. Il testo del blog è stato creato utilizzando un modello GPT personalizzato che è stato addestrato in base al contenuto del video, allo stile linguistico e all’esperienza di Sophie. Ne risultano articoli fondati e aggiornati, basati sull’esperienza di Sophie Hundertmark.

Puoi trovare il link al video alla fine di questo articolo.


Gli strumenti di IA si stanno evolvendo così in fretta che anche il modo in cui li uso cambia continuamente. Funzioni che fino a qualche mese fa non erano ancora disponibili, ora fanno parte della mia routine lavorativa quotidiana. Allo stesso tempo, mi rendo conto sempre di più che per me non si tratta più solo di fare una domanda a ChatGPT, Claude o Gemini e ricevere una risposta.

L’intelligenza artificiale sta diventando sempre più parte integrante dei miei processi. Li collego ad altri sistemi, faccio creare documenti, preparo le e-mail, analizzo i verbali delle riunioni, pianifico i viaggi o addirittura integro l’apprendimento delle lingue nella mia normale giornata lavorativa.

In questo post vorrei quindi fare il punto su come uso davvero l’IA al momento, attraverso vari esempi tratti dalla mia vita quotidiana. Gli esempi provengono da diversi video degli ultimi mesi e mostrano quindi molto bene come il mio modo di usarli si sia evoluto passo dopo passo.

ChatGPT Work e Claude: come usare due strumenti di IA contemporaneamente

Nelle ultime settimane ho svolto molti compiti in parallelo con ChatGPT Work e Claude. E mi rendo conto sempre più spesso che questi strumenti hanno punti di forza diversi.

Trovo ChatGPT Work particolarmente interessante soprattutto quando devo affrontare compiti più complessi e voglio collegare tra loro diversi sistemi. Grazie ai plugin è possibile, ad esempio, integrare sistemi di posta elettronica come Outlook o Gmail, oltre ad altre applicazioni. Puoi anche inserire le tue competenze personali, ad esempio quelle relative al tuo stile di scrittura.

Claude, invece, mi piace particolarmente in alcuni compiti proprio per la profondità delle sue risposte. Per questo ormai non scelgo più in base al principio “Qual è il miglior strumento di IA?”, ma piuttosto in base a quale strumento sia più adatto al compito che devo svolgere in quel momento.

Un altro punto importante: i documenti di Office vengono sempre più spesso creati direttamente all’interno dei processi di IA. I documenti Word, i file Excel o le presentazioni PowerPoint non solo possono essere creati in base al contenuto, ma ormai possono anche essere formattati in modo tale da poter essere effettivamente riutilizzati in seguito.

Per me è proprio questo sviluppo a essere fondamentale: l’IA non fornisce più solo testo, ma sempre più spesso un risultato finale già pronto.

Non limitarti a scrivere le e-mail, ma salvale direttamente come bozza

Un esempio che illustra particolarmente bene il mio approccio attuale all’IA è la comunicazione via e-mail.

Io uso Claude in modo tale che mi basta solo descrivere cosa voglio scrivere e a chi. Ho già specificato la tonalità che preferisco e altre indicazioni. L’IA redige poi il messaggio e può salvare la bozza direttamente nel mio programma di posta elettronica.

La cosa diventa particolarmente interessante quando si tratta di rispondere alle e-mail già ricevute. Posso dire, ad esempio, più o meno così:

«Rispondi all’ultima e-mail di XY e scrivi che…»

L’IA cerca il messaggio corrispondente, crea una proposta di risposta e prepara una bozza sulla base di questa. In uno dei miei esempi si è addirittura notato che il messaggio originale proveniva da un indirizzo "no-reply". Invece, è stato suggerito un altro indirizzo di contatto presente nel piè di pagina.

Ovviamente controllo il risultato prima della spedizione. Ma è proprio quest’ultimo punto che per me conta: non devo più passare da un’app all’altra, copiare e incollare i testi. L’IA verrà integrata direttamente nel mio processo attuale.

Usare i verbali delle riunioni come punto di partenza per il lavoro futuro

Anche i verbali delle riunioni sono tra le cose che ormai riutilizzo regolarmente. Eppure mi sembra quasi un peccato limitarsi a trasformare una trascrizione in un semplice verbale classico.

Infatti, una trascrizione contiene tantissimo contesto che può essere utilizzato per altri compiti.

Io uso i resoconti delle riunioni, ad esempio, per:

  1. riassumere le riunioni in modo strutturato,
  2. Individuare compiti e responsabilità,
  3. creare una struttura di presentazione partendo da una conversazione,
  4. Analizzare i rischi, i presupposti non espressi e le possibili opportunità,
  5. Preparare i messaggi di follow-up per i partecipanti.

È proprio l’analisi di ciò che sta tra le righe che trovo interessante. Se, ad esempio, dopo una riunione ti rimane la sensazione che qualcosa non sia andato proprio per il verso giusto, l’IA può aiutarti a mettere in luce eventuali problemi o presupposti impliciti.

Ovviamente vale anche in questo caso: i risultati generati dall’IA devono essere verificati. Dovreste prestare particolare attenzione ai prompt in cui l’IA deve integrare autonomamente le informazioni mancanti. Da questo possono nascere rapidamente delle supposizioni che nella riunione iniziale non c’erano affatto.

La protezione dei dati rimane un tema fondamentale

Più integriamo l’IA nei nostri sistemi esistenti, più diventa importante la protezione dei dati.

Questo riguarda sia l’accesso alle e-mail e ai dati aziendali, sia i verbali delle riunioni. Se registri o trascrivi le tue riunioni, devi informare i partecipanti. Allo stesso tempo, dovreste verificare attentamente quale strumento utilizzate per quali dati.

Per questo motivo faccio una distinzione precisa tra le applicazioni in cui la protezione dei dati è particolarmente importante e le attività in cui vengono trattate informazioni meno sensibili.

I vantaggi di un’integrazione diretta nel sistema sono notevoli. Ma è proprio per questo che dovremmo renderci conto di quali dati rendiamo accessibili a un sistema di intelligenza artificiale.

Crea un sito web in pochi minuti con l’IA

Un altro settore in forte crescita è quello della creazione di siti web.

Per esempio, ho provato ChatGPT Sites e, con un comando semplicissimo, ho fatto creare una pagina su di me. L’obiettivo era quello di presentare le mie attività professionali e attirare l’attenzione di potenziali nuovi clienti.

In poco tempo è stata realizzata una prima bozza del sito web. A tal fine sono stati ripresi i contenuti e le immagini del mio sito web esistente, in parte riorganizzati e integrati con nuovi testi.

Per una bozza veloce o una pagina da realizzare in poco tempo per un’occasione specifica, trovo questo approccio davvero interessante.

Per creare un sito web funzionale, però, al momento preferisco un altro metodo: ad esempio, uso Claude per farmi generare un file HTML tramite chat. Una “ index.html ” creata in questo modo può poi essere caricata sul tuo hosting e pubblicata sotto il tuo dominio. In questo modo, in poche ore ho già creato un sito web completo, con elementi cliccabili e la possibilità di cambiare lingua.

Questo mi dimostra chiaramente quanto l’IA possa abbassare la soglia di accesso alle attività tecniche.

Unire studio e lavoro

Una delle mie app preferite del momento, a prima vista, non ha proprio nulla a che vedere con la produttività nel senso classico del termine: uso Claude sia come assistente di lavoro che come tutor di italiano.

Per questo ho creato un progetto a parte con un prompt di sistema più dettagliato. L’idea di base è semplice:

Scrivo le mie richieste in italiano. Per prima cosa Claude corregge il mio italiano e mi spiega dove ho sbagliato. Poi l’IA risponde in italiano. I risultati concreti del lavoro – ad esempio presentazioni o documenti – continuano però a essere redatti in tedesco.

Ad esempio, posso chiedere in italiano di preparare una presentazione su un determinato argomento. Il mio testo viene corretto, la comunicazione avviene in italiano, ma la presentazione finale me la danno comunque in tedesco.

In questo modo integro l’apprendimento in qualcosa che faccio comunque ogni giorno.

Per me è un’idea interessante, che ovviamente non si può applicare solo all’italiano. Potete usare lo stesso metodo per altre lingue o anche per altri obiettivi di apprendimento.

Controlla l’IA con la voce invece di digitare tutto

Un altro piccolo passo che ha un effetto sorprendentemente grande è l’input vocale.

Invece di digitare ogni comando, ormai parlo più spesso con i miei assistenti IA. In questo caso preferisco una combinazione: impartisco i miei comandi a voce, ma continuo a farmi mostrare i risultati per iscritto o in forma visiva.

È una cosa comoda, soprattutto con i prompt più lunghi. Posso spiegare quello che voglio con una certa libertà, aggiungere dettagli e seguire il filo dei miei pensieri senza dover prima formulare un prompt perfetto.

Questo dimostra anche che un buon prompt non deve per forza essere scritto alla perfezione. Gli errori di battitura o una formulazione un po’ disordinata non sono più un grosso problema per molti modelli di IA moderni. La cosa più importante è che ci forniate un contesto adeguato e delle indicazioni chiare.

Pianificare gite in bici e viaggi con l’IA

Ormai l’IA mi aiuta anche nelle attività di pianificazione personali.

Per un giro in bici sul Lago di Como, ad esempio, ho dato a Claude diverse indicazioni: arrivare in treno con la bici, una certa lunghezza del percorso, il minor numero possibile di salite, niente sterrato e diverse proposte di itinerario.

Dopo una prima risposta, ho precisato meglio le mie esigenze e ho indicato una stazione di partenza specifica. Poi mi sono fatto mettere insieme le informazioni in un documento Word. Ho trovato particolarmente pratico il fatto che ci fossero i link a Google Maps relativi ai percorsi suggeriti.

Per me questo è un bell’esempio di collaborazione con l’IA: il primo prompt non deve per forza essere perfetto.

Potete partire da un’idea di massima, dare un’occhiata al risultato e poi precisare nel dialogo cosa manca o cosa va modificato.

Da singoli prompt a veri e propri flussi di lavoro basati sull’IA

Se faccio un bilancio di come ho usato l’IA negli ultimi mesi, noto soprattutto una tendenza: uso sempre meno l’IA come semplice chatbot.

Invece, si creano piccoli flussi di lavoro.

Una riunione viene trascritta, da cui nascono dei compiti, una presentazione e un messaggio di follow-up. Da pochi punti chiave nasce un’e-mail che viene salvata direttamente come bozza nella casella di posta. Un’idea per un sito web si trasforma in un file HTML attraverso il dialogo. Un’idea di viaggio si trasforma in proposte concrete di itinerari e in un documento ben strutturato.

E ormai anche il mio studio dell’italiano si svolge proprio nel bel mezzo del mio normale lavoro.

È proprio qui che, secondo me, sta attualmente il grande valore aggiunto dell’IA: non è necessario che ogni singolo compito sia spettacolare. Ciò che conta davvero è quanto bene l’IA riesca a integrarsi nei tanti piccoli processi della nostra vita quotidiana.

A questo proposito, non dovete dimenticare due cose: controllate i risultati e tenete d’occhio la tutela dei dati. Se queste basi sono solide, vale la pena sperimentare continuamente e ripensare i processi esistenti.

La domanda più interessante, quindi, forse non è più solo: «Cosa sa fare l’IA?»

Ma piuttosto: «In quale momento della mia giornata l’IA può già oggi sostituirmi in una fase del lavoro?»


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